INTRODUZIONE - L'ARTE, LA STORIA E GLI STILI -

Lo stile è il modo di comportarsi, di esprimersi di un essere umano, ma è anche la forma con cui si concretizza l'esperienza artistica di più esseri umani. Nel primo caso è la storia personale di un individuo che determina quel particolare modo di essere. Nel secondo è la storia di una collettività, la Storia di tutti, a determinare uno stile. Ma in entrambi i casi a formare quella storia, quello stile, è sempre un pensiero, un'idea, un'azione. Quindi con un pensiero, un'idea e un'azione diversa si avrebbe un altro stile. Un'altra Storia. Perché vi dico queste cose?
Per cambiare, con pensieri, idee e azioni diverse, non quello che è stato, questo è certo, ma quello che sarà: la nostra Storia futura.
Se, solo per un attimo, pensiamo che il nostro modello di vita attuale, il nostro modo di essere, il nostro stile, quasi certamente ci sta conducendo verso un baratro, e questo oggi sono in molti a sostenerlo, perché non proviamo anche a pensare se in noi abitano ancora idee che possano condurci in un altro luogo, lontano da quel baratro.
La nostra umanità ci chiede di pensare, di fare questo. La nostra umanità ci chiede un altro modello di vita. Un altro stile.
Nel frattempo gustiamo le idee, la storia e gli stili del passato.

 

IMPERO

“Un'avventura esaltante, uno stile severo, puro, eroico. Grandioso ."

Al passaggio di quella interminabile colonna di coscritti e veterani che marciano attraversando l'Europa, come per magia, dubbi, incertezze, disperazioni romantiche svaniscono.
Dinanzi a quella parata in armi si aprono solo scenari d'azione. Nient'altro.
Cento - duecentomila soldati nelle loro uniformi variopinte e colorate, con i tamburi in coda e in testa ad ogni battaglione, sfilano entusiasti di andare a misurarsi in battaglia.
Sono i granatieri a cavallo, i fanti, i cacciatori, gli zappatori, gli artiglieri, i genieri della Guardia Imperiale. Della Vecchia Guardia.
Sono la Grande Armée.
Un unico assordante urlo. Di trionfo.
Sono i primi anni dell'Ottocento.

Per comprendere meglio quegli anni, per comprendere l'epoca dei fasti e dei trionfi napoleonici, è necessario andare ancora un po' indietro nel tempo. Risalire a quel 21 settembre 1792 quando, la Convenzione Nazionale Francese, dopo aver proclamato la Repubblica, ordina la distruzione di tutti gli emblemi reali.
E' uno sconvolgimento. Una rivoluzione.
E' la Rivoluzione Francese che, a poca distanza dal fatidico 1789 e dalla presa della Bastiglia, dovendo estirpare tutto quanto l'aveva preceduta, rimodella la società creando nuove leggi, nuove feste, nuove abitudini e nuovi modi di esprimersi.
A partire dal giorno successivo il proclama, dal 22 settembre 1792, crea un calendario, con settimane di dieci giorni e con il nome dei mesi legato al ritmo naturale delle stagioni.
Il tempo comincia da lì.
Da quel giorno ci sarà solo un dopo.

Del prima, invece, non deve restare nessuna traccia.
Nemmeno il ricordo.
Niente.
La testa di Luigi XVI cadrà sotto la ghigliottina e con essa cadrà tutta un'epoca.
Un'altra è alle porte. E' il mondo nuovo, il dopo che si sta delineando ma il cui profilo non è ancora chiaro. Si intravedono solo contorni sfocati che creano inquietudine, confusione, disordine.
Fanno paura.
E' sempre così, il cambiamento fa paura, ma in questo caso la paura diventa terrore, e il “Terrore” non risparmia niente e nessuno.
L' “Ancien Regime” è già stato spazzato via, ma ben presto toccherà anche ai nuovi simboli rivoluzionari. Il grande Danton, l'incorruttibile sognatore Robespierre, nonché il romantico sanguinario Saint-Just e il tribuno della plebe Marat, scompariranno improvvisamente nel nulla, spazzati via dalla loro stessa creatura, da quel vortice che tutto divora: l'incontrollabile rivoluzione.
I Girondini, i Sanculotti, la Vandea, il Comitato di Salute Pubblica, il Tribunale Rivoluzionario, il Direttorio, la Repubblica, nonché la fredda e inumana ghigliottina, scompariranno.
Tutto scompare affinché emerga una nuova creatura.
L'unica vera e assoluta rivoluzione: Bonaparte.
E' lui la forza nuova, l'uomo del destino che, con i suoi eserciti, porterà ovunque le idee e i codici della Rivoluzione Francese, illuminando e sconvolgendo al tempo stesso l'Europa.
E' lui che promette un ordine nuovo, meraviglioso, armonico, definitivo, democratico anche, mentre invece impone un potere autoritario. Tirannico.
Un potere che comunque libera energie che modificano il corso della storia. Crea l'Impero. L'Impero Napoleonico.
Un'avventura esaltante.
Un'avventura che impone anche modelli artistici ed estetici nuovi, che impone uno stile, un gusto estetico classico, severo, piatto, squadrato, che elimina le curve e le vecchie decorazioni.
Lo stile Impero.

Occorre dire che una vera e propria passione per l'antichità classica era già esplosa in Europa intorno alla metà del Settecento, sotto Luigi XVI, a seguito degli scavi archeologici di Pompei e Ercolano, e aveva dato vita allo stile Neoclassico .
Tanto che il passaggio stilistico da Luigi XVI all' Impero , attraverso altri importanti momenti, quali la Convenzione , il Direttorio e il Consolato , pare quasi un'eredità che l'Impero può solo rafforzare o arricchire.
Ma la realtà è che il modello adesso non è più quello che aveva ispirato l'ultimo decennio del Settecento.
Roma repubblicana non basta più. E' un classico insufficiente. Per descrivere la gloria napoleonica occorre ben altro, è necessario riandare ad altri fasti, ad altre imprese, ad altre conquiste. Servono archi trionfali e colonne gigantesche. Serve l'imponenza e lo sfarzo di un indiscusso potere.
E' così che Napoleone si proclama legittimo erede della tradizione imperiale romana.
Scompaiono quindi le delicate armonie dai chiarissimi colori pastello del Direttorio e arrivano gli effetti cromatici degli intarsi d'avorio e d'ebano, le rifiniture bronzee e, soprattutto, l'uso copioso dell'oro che conferisce un aspetto solennemente grandioso.
Non è più la Repubblica è l'Impero.
Colonne, archi, anfore, tripodi, tutto è arricchito da fregi e vittorie alate.
Sfingi, cariatidi e animali favolosi, quali aquile d'oro, grifi, leoni e bianchissimi cigni alati, insieme a cornucopie, lire e gigantesche “N” racchiuse da colonne di lauro, ornano mobili, suppellettili e architetture.
E' uno stile severo, puro, eroico. Grandioso.

Grandioso quanto quella imbattibile e sterminata armata che sta invadendo un altrettanto sterminato e inviolabile territorio. La Russia.
Non è facile però immaginare cosa può accadere quando è in agguato l'impensabile. E una sconfitta dell'imperatore è impensabile. Lui non può perdere perché il suo sogno è più grande di qualsiasi sconfitta. Ma a volte una lotta titanica è il tramonto che precede la notte.
E' il preludio della fine.
Anche se, prima che tutto scompaia, rimane lo spazio per qualche sussurro ancora: Dresda, Lipsia.
Poi niente altro.
Solo il buio. E Waterloo.
E' il 18 giugno 1815.
L'urlo della Grande Armée, non è più un urlo assordante di trionfo, è un grido. Un grido di dolore.
L'Impero è già tramontato, inizia qualcosa d'altro: la Restaurazione .
Un'altra storia ancora.

Seta lionese

Servizio da caffè in porcellana - 1810 - Fabbrica di Dagoty - Parigi

Servizio in porcellana della Granduchessa Elisa, 1809/1810 - Sèvres -

Zuccheriera in porcellana - Sèvres -

Commode in mogano fiorito - Parigi -

Paolina Bonaparte Borghese - 1808 - Roma -
Antonio Canova

 

(Giampaolo Aiuti, collezionista d'arte)

Ultimo aggiornamento ( Sabato 27 Giugno 2009 08:28 )