Art Nouveau

"Delicato come lo stelo di un fiore, dirompente come un'onda impazzita del mare: è lo stile che dà il via alla modernità".

Per comprendere meglio le forme dell'arte, e non solo quelle, è molto importante saper “giocare” con il tempo.
Immaginarlo anche.
Immaginiamo, così per gioco e per una supposta conoscenza, di trovarci a cavallo di due secoli, uno dei quali, quello in arrivo, è il Novecento.
Chiaramente l'altro, quello sul viale del tramonto, è l'Ottocento. Un Ottocento destinato, in molti suoi aspetti, ad essere spazzato via da un forte vento che soffia attraversando, in lungo e in largo, tutta quanta l'Europa.
Un vento sinuoso quanto una geniale e suggestiva idea, un vento che si trasforma e diventa stile, uno stile aggraziato, fresco, fascinoso e sensuale ma, soprattutto, nuovo.
Completamente nuovo.
Nuovo e libero.
Uno stile libero dai legami con il passato e che, al contrario, tende corde che lo legheranno indissolubilmente allo spirito dell'epoca cui appartiene.
Gli vengono attribuiti nomi diversi, a seconda del territorio in cui imperversa.
Alcuni lo chiamano “Modernismo”, altri “Secession” o “Jugendstil”, altri ancora “Modern Styl”, “Floreale” o “Liberty” …
“Stile 1900” …
“Art Nouveau” …

E' un vento, un'idea, uno stile che purtroppo dura poco (lo spazio di un paio di decenni, dai primi anni novanta del XIX secolo alla prima guerra mondiale) ma che, in quel poco, accoglie tutto quanto c'è da accogliere.
Tutto.
Continuiamo a immaginare di trovarci in un'epoca che accoglie, e in parte ha già accolto, le energie di una società destinata a una completa e totale trasformazione, abbracciando rivoluzionarie scoperte supportate da idee nuove e vitali.
E' il 1900 e tutto è cambiato, o sta cambiando, sotto i nostri occhi di osservatori del tempo.
Si è assistito all'affermazione definitiva del vapore.
Il telegrafo e il telefono sono già adulti, così come la fotografia, mentre il cinematografo ha da poco fatto i primi vagiti.
La luce artificiale arriva nelle città e le illumina in un modo talmente nuovo da farle apparire magiche e irreali.
E' una rivoluzione.
L'uomo sale su una carrozza scoppiettante, e priva di cavalli “veri”, per viaggiare da un luogo a un altro del pianeta; non solo, mette le ali e impara a volare. Siamo già nel 1903 e la “macchina volante” dei fratelli Wright non è più un sogno ma una realtà e l'inizio di un periodo incredibile.
Incredibile e contraddittorio che segnerà una stagione affascinante e colma di speranze. A volte però anche sgradevole e convulsa.
Comunque sempre esaltante.
Ecco perché il vento soffia forte. 
  Soffia forte perché è il vento del progresso che proietta l'uomo incontro a un futuro che, come una miccia, accende ideali e speranze, esaurendoli al contempo.
E' il vento di un mondo che cambia e veleggia incontro a idee nuove e a modi di vivere imprevisti.
La qualità del vivere migliora ed è per questo che le abitazioni vengono rese più confortevoli e funzionali.
E per farlo serve un nuovo stile che affermi nuove linee nell'architettura, nella grafica, nel mobilio, negli oggetti di lusso e in quelli di uso comune, e abbatta barriere, prima fra tutte quella invalicabile che separa le arti maggiori da quelle minori.
D'ora in avanti non devono esserci più distinzioni: un'opera quando è artistica, lo è sia che si tratti di un dipinto, di una scultura, di un gioiello o di una porcellana.
E' questa la prima grande rivoluzione.

E' questo lo stile 1900: l'Art Nouveau.

 

Uno stile nuovo che rappresenta l'idea di un'arte che possa entrare “in tutto” (nessuna area artistica ne deve restare esclusa), e sia “per tutti” (non più il patrimonio esclusivo di una élite).
Quindi di un'arte sempre più collettiva, con una forte penetrazione sociale, e attenta alle esigenze di una società che non è, e non sarà mai più, quella di prima.
Un'arte che, però, dovrà seriamente fare i conti con l'industria.
E qui siamo giunti al punto cruciale, al nodo da sciogliere: il rapporto tra arte e industria. Un rapporto che baserà il suo equilibrio su un irrinunciabile elemento, l'altra grande novità che sta avanzando: il design.

Siamo agli albori della modernità.

Con l'incontro fra disegno e mondo industriale, che spesso non disdegna l'arte, infatti, abbiamo la seconda, vera, grande rivoluzione della fine del XIX secolo.
Da questo momento in poi, il design progetterà tutto, non escludendo niente dal tratto della sua matita.
Tutto prima di essere realizzato sarà disegnato. Tutto, indistintamente.
E questo genera la terza grande rivoluzione, quella della linea.
Ma prima di analizzare il tratto del nuovo stile occorre capire chi, cosa e in che modo, aveva gettato il seme germogliato nell'Art Nouveau. 
 


In Inghilterra un precursore, poco dopo la metà dell'Ottocento, William Morris, denuncia la dilagante volgarità che abbraccia ormai ogni cosa, influenzando fortemente l'ambiente estetico.
Si apre così un dibattito che non si interromperà più, perdurando tutt'oggi.
Morris dice che l'uomo non può impunemente aspettare che “la bellezza della terra” scompaia completamente … “non c'è un minuto da perdere nel timore che il continuo flusso delle necessità umane si abbatta sulla terra e la renda non un deserto di speranze, ma una prigione disperata …”
Questa sconcertante attualità di Morris ci dice chiaramente che è lei il primo seme del nuovo stile.
Successivamente, intorno al 1860, il Giappone apre lo scrigno dei suoi segreti, dal quale escono lontananze e inquietudini esotiche che affascinano l'Europa intera.
Questo è il secondo seme.
 

Un altro seme viene gettato in Francia, negli anni ottanta dell'Ottocento, dove la stagione simbolista, che segue quella dei preraffaelliti inglesi, rincorre l'istinto perduto affidandosi alla magia e alla fantasia dei sogni.
E' la natura che reclama la sua parte, il nostro inconscio che non accetta più l'artificiosità del mondo che ci siamo costruiti tutt'intorno.
E' come se qualcosa facesse presagire i pericoli a cui, inevitabilmente, la tecnologia ci condurrà.
E' il terzo, e più importante, seme.
Così la natura diventa il centro dell'universo artistico.
E lo stile si ispira ad essa.
L'Art Nouveau ricorre alle forme sinuose, ai rami, alle foglie, ai fiori (ninfee, gigli, calle, ciclamini, iris, orchidee, ecc.); la linea così impazzisce, si muove, fluttua e percorre lo spazio come una frusta.
E' delicata come lo stelo di un fiore, dirompente come un'onda del mare.
E' un vortice.
E' la fantasia che riflette la vita e inconsciamente anela a un mondo scomparso che non esiste più.
Cosicché la vita diventa astrazione, sogno.
E lo fa attraverso i richiami esotici del Giappone, della Persia. Di Bisanzio.
Attraverso tutto ciò che è ondulato o ha forma di spirale, come le volute del fumo o i tentacoli di una piovra.
L'Art Nouveau è questo: una linea fluente e plastica, e al tempo stesso elegante e rigorosa, simile alla vita che è già esplosa, nell'estasi, e a quella che, invece, attende l'umanità dietro l'angolo, nel futuro.
In quel punto che appena raggiunto non c'è più, perché è già dietro di noi. Un punto che sfuma subito e si perde per sempre per poter proporre qualcosa d'altro, di ineluttabile.
Qualcosa di oscuro. Un'esplosione.
La più grande, che segnerà una frattura totale: la fine di una stagione affascinante e l'inizio di un incubo.
La guerra.
L'infausto 1914.
Il punto in cui termina un'epoca. Uno stile.
Quella che verrà dopo è un'altra storia.
Un altro vento.

N.B.: Le schede che seguono e completano questo articolo intendono essere delle semplici guide (molto sommarie e schematiche) di come l'Art Nouveau si è sviluppata in Europa e nel mondo. E' evidente che, per una questione di spazio, molti nomi di artisti non sono stati menzionati. Me ne scuso, sperando comunque che le informazioni trasmesse siano sufficienti a dare un'idea di come questo stile ha modificato la nostra vita.

 “Art Nouveau”

 Il nome che corrisponde letteralmente alla “Nuova Arte” e si consacra a essa, deriva dall'insegna che il tedesco Sigfried Bing (si dice su suggerimento dell'amico belga Henry van de Velde) ha dato al suo negozio-galleria aperto a Parigi nel 1896: “La Maison de l'Art Nouveau”.
Bing non solo consegna, anche se indirettamente, il nome-simbolo al nuovo stile, ma alla Exposition Universelle di Parigi del 1900, nel suo “Papillon Art Nouveau Bing”, presenterà tutti, o quasi tutti gli artisti della cosiddetta “scuola di Parigi”, da Georges de Feure (1868-1928) a Eugène Gaillard , dall'architetto Hector Guimard (1867-1942), autore delle entrate del Métro a Parigi, a Edward Colonna , nonché allo statunitense Louis Comfort Tiffany (1848-1933) e al belga Henry van de Velde (1863-1957).
L'altra importantissima scuola francese è la “Scuola di Nancy” la cui punta di diamante, che si distingue nel campo delle arti applicate, è il suo fondatore Emile Gallè (1846-1904).
Gli altri grandi maestri di questa scuola sono Louise Majorelle (1859-1926), Eugène Vallin (1856-1922) e i fratelli Daum. 

 

  “Modern Styl”

 In Inghilterra è chiamata “Modern Styl” la corrente che, alla fine dell'Ottocento, reagisce con energia esplosiva contro il moralistico e antiquato puritanesimo che aveva permeato per quasi tutto il secolo la società inglese.
Come una scossa improvvisa, due nomi si ergono su tutti, due giganti della grafica e dell'illustrazione: Walter Crane (1845-1915) che è anche il fondatore (insieme a Mackmurdo e Ashbee) del movimento “Arts and Crafts” e Aubrey Beardsley (1872-1898), il quale con una forza di rottura folgorante anticipa, in tutta la sua intensità, il nuovo stile.
Uno stile che in Inghilterra si affermerà proprio in questo settore: la grafica dell'editoria.
Le copertine e le illustrazioni interne dei libri inglesi saranno studiate e realizzate da quasi tutti gli artisti del tempo, da Kate Greenway a Arthur Mackmurdo (1851-1942), da Charles Richetts (1866-1933) a James Pryde (1872-1949), da William Nicholson (1869-1941) a Edward Gordon Graig (1872-1966). 
 

“Iugendstil”

E' un movimento artistico sorto in Germania, il cui nome deriva dalla testata della rivista “Jugend”, pubblicata a Monaco fin dal 1896. La “Jugend”, insieme ad altre riviste tedesche della fine dell'Ottocento, quali “Pan” e “Decorative Kunst”, contribuì non poco all'affermazione della nuova arte.
Il risultato più eclatante si ebbe nel 1901 con la creazione di una scuola di Arti Applicate a Monaco.

La prima in Europa.
Oggi l'edificio deve sorse quella scuola è un Museo, nell'ingresso del quale leggiamo la scritta: “L'artista faccia vedete un suo mondo che mai prima fu e forse mai sarà.”
Facevano parte di quel primo gruppo di lavoro tre monumenti dell'architettura e dell'arte moderna: un tedesco, Peter Behrens (1869-1940), un austriaco, Joseph-Maria Olbrich (1867-1907) e un belga Henry van de Velde .
Gli altri grandi esponenti dello “Jugendstil” sono lo scultore Hermann Obrist (1869-1927) che, tra l'altro fondò un laboratorio di ricami a Firenze, l'architetto August Endell (1871-1925), il pittore e grafico Otto Eckmann (1865-1902), Bernard Pankok (1872-1943), Max Klinger (1857-1920) e Ludwig von Hofmann (1861-1945).

  

“Secession Stil”

Nel 1897 un gruppo di artisti di avanguardia a Vienna forma la Secessione Viennese.
Di quel gruppo, il cui nome completo era “Associazione dei pittori e scultori della Secessione Austriaca”, faceva parte Gustav Klimt (1862-1918).
Il rinnovamento austriaco era in ritardo rispetto ad altri paesi europei, ma offrì all'arte universale un risultato eccezionale. Klimt fu l'astro ineguagliabile, il più rappresentativo di tutta l'Art Nouveau.
Il suo linguaggio ricco di sensualità e di astrazioni simboliche vibra eleganza ed esuberante sensibilità. E' un linguaggio insolito ed autentico. I suoi dipinti hanno la forza di un'intensità emozionale unica.
Altri grandi artisti di quel movimento furono Egon Schiele (1890-1918) e Oskar Kokoschka , che entrambi approderanno successivamente all'espressionismo.

Da citare sono gli architetti Otto Wagner , Joseph Maria Olbrich e Joseph Hoffmann (1870-1956), oltre agli artisti Kolomar Moser (1868-1916) e Adolf Loos (1870-1933).  

 “Il Modernismo Catalano”

Il Modernismo (o Renaixenca Catalana) ha un nome e un luogo: Antoni Gaudì (1852-1926) è il nome, Barcellona il luogo.
Come Beardsley per la grafica, Klimt per la pittura e Gallè per le arti applicate, Gaudì è per l'architettura il grande maestro anticipatore e l'inconfondibile interprete del nuovo stile.
Uno stile che germina e cresce spontaneamente nello spazio, come fanno le emozioni quando si liberano per prendere vita e espandersi all'infinito. La sua è l'architettura della poesia e della natura.

Gli altri artefici di questo “rinascimento” sono due straordinari ebanisti: Gaspar Homar (1870-1953) e Joan Busquet (1874-1949).  

 

“Floreale e Liberty”

Il Liberty, così viene chiamata in Italia la nuova arte (l'altro appellativo nostrano è Floreale), prende il nome dalla “Liberty & Co.” di Londra, il cui fondatore, Sir Arthur Lasemby Liberty, è un avveduto commerciante.
Il ritardo con cui il “Liberty” si afferma da noi (con l'Esposizione Internazionale di Torino del 1902), fa si che l'esperienza italiana non occupi una posizione di rilievo nell'alveo europeo e si presenti, invece, più come un semplice fenomeno di moda che come una reale necessità di rinnovamento. Nonostante questo limite da noi emergono artisti di assoluto valore, quali Raimondo d'Aranco (1857-1932), i cui lavori all'Esposizione del 1902 lo hanno fatto conoscere in tutta Europa, e Alessandro Mazzacutelli (1865-1938), famoso per i suoi ferri battuti.
Altri nomi di primaria importanza del Liberty italiano sono: Galileo Chini (1873-1956), che ha operato sul doppio binario arte e decorazione, trasferendo brillantemente le sue esperienze pittoriche nel settore delle arti applicate, Pietro Fenoglio (1865-1927), Paolo Sironi (1858-1927) e gli architetti Giuseppe Sommaruga (1867-1917), Gino Coppedè (1886-1927) e Ernesto Basile (1857-1932). 

(Giampaolo Aiuti, collezionista d'arte) 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 02 Luglio 2009 08:48 )