ANTIQUARI E ANTIQUARIATO, RESTAURI E RESTAURATORI 

Antiquariato è una parola antica e nel corso dei secoli ha assunto significati diversi. Nel Medioevo il termine antiquario, a volte era usato per indicare coloro che nei conventi e nelle abbazie, prima dell’invenzione dei caratteri mobili e quindi della stampa, ricopiavano e trascrivevano le antiche opere letterarie greche e latine spesso impreziosendole con miniature (il termine che oggi tutti conosciamo è quello di amanuensi) .Insieme a loro c’erano gli alluminatori, i rubricatori, i copisti.Nel Rinascimento l’antiquario era colui che conosceva l’arte antica e collezionava i pezzi. Specialmente nei palazzi signorili esisteva una piccola stanza, chiamata, “studiolo”, nella quale il proprietario racchiudeva e custodiva oggetti rari, preziosi nonché quantità immense di libri di varia natura e fattura. Non è fuori luogo attribuire il titolo di antiquario anche al nobile o allo studioso che nel XVI secolo conservava in una piccola stanza, spesso attigua alla camera da letto, oggetti che risvegliavano interesse e meraviglia. Il collezionista, o antiquario dir si voglia, era riuscito ad impossessarsi, pagando a volte cifre da capogiro, di oggetti di diversa natura creati dalle mani dell’uomo (detti artificialia) o forniti dalla natura stessa (detti naturalia) e li conservava in una sorta di wunderkammer da considerare come idea primigenia e archetipo di museo. In poche parole l’antiquario del Rinascimento, a differenza di quello del Medioevo, studiava e si circondava, collezionandole, di innumerevoli testimonianze sia d’arte che di altra natura, che assumevano aspetto di cose stupefacenti agli occhi di chi le osservava.Veniamo adesso al significato odierno del termine di antiquario. In tutta franchezza mi riesce molto difficile contenere il significato del termine nel campo ristretto di semplice commerciante o mercante di oggetti antichi, ma vedo l’aggettivo come una parola che sta ad indicare un amante appassionato che studia in maniera approfondita e conosce gli oggetti che tratta, ed è impegnato in uno sforzo continuo per comprendere sempre più dettagliatamente le epoche, i luoghi di provenienza, gli stili, i materiali usati, i restauri fatti, e le funzioni stesse delle opere che compra e che necessariamente, ma spesso a malincuore, deve vendere. L’antiquario deve saper valutare senza alcuna retorica il lavoro di restauro eseguito, la grande passione impiegata dall’artigiano, la volontà di restituire una dignità visiva e strutturale al pezzo,  con il convincimento di non aver usato violenza. Scevro da condizionamenti di mode e di sterili costumi riuscire comunque  a riconoscere e coltivare nel proprio cuore la certezza dell’importanza del pezzo che rappresenta una testimonianza tangibile di vita. L’antiquario ed il restauratore devono essere in simbiosi perfetta e pur nella diversità dei ruoli e delle conoscenze, legati dal grande amore per l’arte e gli oggetti che trattano. Qualche anno fa un anziano amico mi spiegò in breve il concetto che aveva sempre avuto del suo lavoro praticato prima nella bottega di restauro del nonno, poi del babbo ed infine nel suo laboratorio nella zona vecchia di Firenze. Cercherò di riportare nella maniera più fedele possibile ciò che mi disse:“Ogni volta che restauro un vecchio mobile, una serratura antica, o qualsiasi altra cosa deturpata dal tempo o dall’incuria dell’uomo, lo faccio con tanta umiltà e rispetto. Penso che sul banco da lavoro ho un pezzo di storia e di vita vissuta. Quella cosa apparentemente inanimata è stato amata ,guardata, usata, ha sicuramente sentito milioni di parole, spettatrice insospettabile di molteplici vicende e sentimenti umani. Anche per questi motivi quel vecchio oggetto ha diritto ad essere curato con tecniche antiche e tanto amore. Non ho mai fretta quando prendo in mano una vecchia cosa, non devo correre, devo solo fare un buon lavoro. Sono sicuro di aver lavorato bene solo se al momento in cui me ne distacco e lo consegno al proprietario, sento che insieme all’oggetto se ne va  una piccola parte di me.”Con queste belle parole concludo il mio articolo, nella speranza di aver trattato un argomento che risulta essere di forte interesse, non solo per il semplice collezionista o per l’amante dei mercatini ma anche per qualche addetto ai lavori che troverà in queste poche righe un umile ma sincero contributo alle proprie conoscenze.                                                                                  

(Alessandro Orlando, collezionista)

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Giugno 2009 08:55 )