Mostre in Archivio

UKIYO-E

L’ALBA

L’Erotismo femminile dei primi maestri

 

Nell’epoca Edo, 1603-1768, il Giappone vive una lunga stagione di ricchezza e pace che coincide con l’affermarsi di una forte classe borghese e mercantile. Tutto ciò si traduce nell’espressione artistica dell’Ukiyo-e con  un riflesso nella grande fioritura del fenomeno shunga. Ci interessa rimarcare lo stretto legame che si viene a creare fra scrittore di romanzi e illustratore.

Il primo artista del periodo è senz’altro il cosiddetto “kambun Master” (1660-1673). Le sue illustrazioni e quelle del suo allievo Morunobu rappresentano il connubio tra la tendenza “galante” della letteratura e il manuale sessuale delle cortigiane con regole, prezzi, ecc.

Morunobu (1618-1694) diviene il più grande artista dell’Ukiyo-e in quanto riesce a creare un suo stile riconoscibile per la monumentalità delle composizioni e per il drammatico legarsi dei corpi. Morunobu, in circa un ventennio di attività, illustra ben 150 opere lavorando in stretto contatto con Saikaku, autore di vari romanzi. L’immagine femminile dello scrittore è ben lontana dall’ideale aristocratico di donna fragile e riservata del periodo Heian. Intorno ai principali temi dei suoi romanzi, sesso e denaro, si sviluppano passioni amorose e violente di mercanti, artigiani e cortigiane prive apparentemente di morale e di etica. In realtà le storie tragiche degli amanti di Saikaku soccombono alla fragilità dell’esistenza materiale e vedono ancora l’affermarsi dell’ideale della “eterna fugacità del mondo e delle cose”. I due artisti creano uno stretto legame stilistico caratterizzato da un’efficacia visiva unica riuscendo a imporre una descrizione “realistica” dei personaggi, impensabile per l’epoca. Della donna svelano i “segreti anatomici” del corpo, smascherando il comportamento del “celare”, tipico dell’epoca Heian.

Sukenobu (1671-1751) e Settei (1710-1786) saranno i più dotati seguaci di Morunobu. Sukenobu illustra libri e disegna stampe singole erotiche. Nello shunga dà vita a un vero cambiamento rispetto alla tradizione:  il disegno è più delicato e le sue donne hanno più grazia rispetto a quelle degli artisti delle prime due generazioni. Coglie nelle sue giovani donne  la loro  intimità quotidiana per affermare grazia, ingenuità e freschezza.  La grande novità di Sukenobu consiste nell’atteggiamento più ironico e realistico del tema dell’amore, distinguendosi dall’erotismo monumentale e statico dei primi maestri.

Nel 1722, anno in cui l’artista si afferma, il governo Tokugawa inizia ad applicare la censura contro tutte le attività che attentano la moralità dei costumi (letteratura, teatro kabuki, stampe erotiche).

 Il vero erede di Sukenobu è Settei  il cui stile è ancora più ricco di quella carica ironica già vista in Sukenobu; con lui si raggiunge un livello di “sarcasmo erotico” unico nel genere e mai più raggiunto dopo.  Altro elemento è l’eleganza e la chiarezza compositiva delle sue stampe, unite all’eccezionale qualità del suo disegno di nudi. Nessuno dei suoi allievi riuscirà ad eguagliarlo.

F. Herrero G.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Aprile 2010 07:52 )

 

UKIYO-E

LA TECNICA

 

In Giappone, la tecnica della riproduzione xilografica è il risultato del lavoro di più figure professionali ben distinte tra loro. La collaborazione tra il pittore, l’incisore e lo stampatore è, infatti, un elemento essenziale di questa arte, che lega indissolubilmente l’elemento artistico a quello artigianale in un percorso estremamente interessante.

L’autore dell’opera originale affida il proprio lavoro, un disegno su carta, a un editore stampatore.

L’editore dà il via nel suo laboratorio, ad abili scultori e intagliatori alle sue dipendenze, alla fase successiva: la realizzazione della matrice in legno (o tavola di stampa). Anzi, delle matrici (per ogni xilografia se ne possono avere fino a dieci), perché ad ogni colore, che sarà impresso successivamente sulle stampe, corrisponde una diversa matrice.  Purtroppo per realizzare le matrici, i cui tratti dovranno riprodurre in tutto e per tutto l’opera originale, lo scultore dovrà sacrificare il disegno del maestro.

A questo punto l’incisore, che può essere lo scultore stesso, l’editore o un’altra figura ancora, provvederà ad apporre, a più riprese e con precisione, la carta sulle matrici ultimate e precedentemente imbevute con il colore corrispondente. E a premerle sfregandoci sopra con il tampone (baren) affinché linee e colori penetrino la carta e diano la forma all’opera d’arte ultimata: la XILOGRAFIA POLICROMA.

Per la quale dovrà essere utilizzata una carta (solitamente a base di midollo di moro,ridotto in  pasta e mescolata ad una colla vegetale) molto leggera e compatta, affinché l’inchiostro abbia una buona penetrazione ma non si espanda.

La xilografia porterà la firma e il timbro dell’artista, il sigillo dell’editore e quello del censore. Il nome dello scultore (autore delle matrici) resterà invece anonimo, essendo citato l’editore del quale lui è alle dirette dipendenze.  

Non esiste nessuna cifra che ci indichi i numeri della tiratura o la posizione di quell’opera all’interno di una serie.

Si ritiene che la qualità della matrice (che solitamente è di legno di ciliegio) consenta una tiratura omogenea e senza alterazioni, per circa trecento esemplari, che rappresentano la prima tiratura.

Una successiva tiratura necessiterà di nuovi legni o di ritocchi e modifiche a quelli vecchi. Ma si tratterà comunque e sempre di un’altra cosa. Di un’altra tiratura.

G.P.Aiuti

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Aprile 2010 07:55 )

 

UKIYO-E

LA STORIA

 

Molto probabilmente la tecnica della xilografia arrivò in Giappone proveniente dalla Cina intorno all’ VIII secolo. Da allora, e fino alla fine del XVI secolo, la stampa xilografica è stata monopolio dei monasteri buddisti, le sole realtà che avevano ricchezze e risorse tecniche per gestire questo tipo di produzione e, nel contempo, gli unici che avevano contatto con un pubblico veramente popolare. E, quindi, vasto.

Le xilografie, infatti, per l’aspetto spirituale e religioso che veniva loro conferito, erano vendute ai credenti come talismani.

Tutto cambia all’inizio del XVII secolo, e più esattamente nel 1603, quando un governo militare (lo shogunato Tokugawa) prende il potere, che conserverà fino al 1868, l’anno della restaurazione dell’ imperatore Meiji.

Lungo questo lasso di tempo, oltre due secoli e mezzo, che sarà chiamato periodo Edo (il nome si riferisce alla nuova capitale del Giappone, Edo, l’attuale Tokyo), il Paese conoscerà profondi cambiamenti socio-economici e attuerà una politica di totale isolamento dal resto del mondo.

In questi anni più niente entrerà dall’esterno e più niente uscirà dai confini del Giappone.   Però la popolazione urbana e mercantile vedrà accrescere il proprio potere economico e detterà i suoi gusti anche all’arte, che cesserà di mostrare solo il sacro e incomincerà a illustrare il profano. Anche se si tratterà pur sempre di un profano colmo di umanità e poesia. 

Così la xilografia, oltre all’aspetto spirituale e alla vita scandita dalle stagioni nelle campagne, incomincerà a ritrarre anche quella artificiosa dei grandi centri urbani.

Nell’arco di pochi decenni questa forma d’arte arriverà a toccare i vertici espressivi più alti, realizzando con le proprie linee morbide e sinuose, e con la sua fascinosa fissità, figure indimenticabili della storia dell’arte universale. Attori di teatro, cortigiane, nobili e mercanti saranno ritratti nei momenti culminanti della loro esistenza. E i paesaggi del Sol Levante resteranno impressi, con i loro lucenti colori, sulla carta.

Utamaro ci lascerà le sue gheishe che trasudano sensualità e umanità con ogni loro minimo gesto; Hokusai con le gigantesche onde, con sullo sfondo il monte Fuiji, ci farà sommergere da una natura infinita; Hiroshige attraverso l’atmosfera delle stagioni dei suoi paesaggi ci farà sentire l’umido della pioggia, il gelo della neve e il calore del sole. E queste sono solo alcune delle tante immagini e sensazioni di questo “mondo fluttuante” (Ukiyo-e) in continuo divenire. Ma come tutte le storie anche questa ha la sua fine.

I cambiamenti politici, sociali e di costume che la nuova epoca si appresta a portare saranno ancora più radicali di quelli della precedente. L’imperatore Meiji, dopo il 1868, introdurrà nel Giappone dall’Occidente, tutto il nuovo, che era stato tenuto per tanto tempo fuori, e tante delle antiche tradizioni di quella cultura prenderanno l’inevitabile via dell’oblio.

G.P.Aiuti

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Aprile 2010 07:55 )

 

UKIYO-E

HOKUSAI ED HIROSHIGE

La purezza e la rivoluzione del paesaggio

 

La pittura tradizionale orientale di paesaggio racchiude in sé elementi universali, fortemente intellettuali e spirituali. Il paesaggio viene quindi mitizzato anche se messo in relazione ai cambiamenti climatici e all’aspetto fisico del territorio. Nei primi anni dell’ Ukiyo-e (genere artistico che significa propriamente “immagini del mondo fluttuante), fiumi e colline appaiono come elementi di sfondo, cornice perfetta per le figure che animano la rappresentazione e per la storia che si vuole raccontare.

Col passare del tempo, intorno agli anni trenta dell’’800 il paesaggio si afferma come genere artistico dell’Ukiyo-e. E’, adesso, un paesaggio  improntato su un profondo realismo e sull’osservazione diretta del mondo naturale. L’artista interpreta ora l’estrema variabilità dei ritmi naturali, del mondo fenomenico, tutto immerso in un sentimento fortemente poetico, in un’atmosfera magica dove la natura esprime la sua vera essenza.

Il successo dei paesaggi, che raffiguravano i luoghi più attraenti del Giappone, è da mettere in relazione con la diffusione sempre più accentuata della cultura del viaggio, intrapreso per passione o per necessità. 

Due dei massimi rappresentanti e interpreti della purezza del paesaggio sono: Katsushica Hokusai (1760-1849) e Utagawa Hiroshige (1797-1858).

Hokusai, che fu il primo a consacrare la pittura di paesaggio come genere indipendente dell’Ukiyo-e, creò una serie dopo l’altra di xilografie che illustravano i  celebri scorci di Edo  e le località che si trovavano sulla  principale strada che collegava la capitale a Kyoto. A questo artista va riconosciuto il merito di aver fatto conoscere a un vasto pubblico il fascino e l’incanto di paesaggi semplici e puri in stampe a xilografia, suscitando in chi guarda un’impressione indimenticabile.  

Stimolato proprio dalle vedute dipinte da Hokusai, anche Hiroshige illustrò le sue esperienze e le sue impressioni avute durante il viaggio lungo la Tokaido e le pubblicò con una serie di  quadri dal titolo : “Le 53 stazioni della Tokaido”, opera che gli conferì un enorme successo. Hiroshige registra i cambiamenti climatici e di paesaggio da una stagione all’altra, attraverso un lirismo armonico. Nei suoi affascinanti e suggestivi paesaggi diventano protagonisti la pioggia, la nebbia, la neve, il vento e la luna, cerchio luminoso e delicato che si staglia contro il cielo, che il pittore ci ripropone attraverso un metodo artistico fatto di sintesi, semplicità e raffinatezza.

E’ questa la purezza,  che poi è sempre anche una rivoluzione, che ci hanno tramandato questi due grandi maestri.

E.Orlando

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Aprile 2010 07:55 )

 

mostra bunga merah

La mostra Tinge, rassegna di opere contemporanee, già note e inedite, dell'artista pistoiese Bunga Merah, partirà dal 20 aprile e durerà fino a maggio  2010.

Per informazioni rivolgersi al negozio Atelier Antiquario.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 05 Novembre 2010 10:38 )

 
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